Nostalgia di Ermanno Rea

Nostalgia di Ermanno Rea

Nostalgia di Ermanno Rea

Napoli, la Sanità e una storia sospesa

 

La Nostalgia di Rea

«Nostalgia» è l’ultimo viaggio compiuto dal noto giornalista, reporter e scrittore Ermanno Rea a Napoli, nel suo quartiere d’origine il Rione Sanità.

L’opera uscì a distanza di pochi giorni dalla sua morte avvenuta nel settembre 2016 nella capitale, lontano dal territorio partenopeo cosi sapientemente descritto. Nostalgia chiude infatti una tetralogia di opere su Napoli composta da Mistero napoletano, La dismissione Napoli Ferrovia pubblicate nell’arco di vent’anni.

Il racconto della vicenda è qui affidato a Nicola, un cardiologo in pensione dell’Ospedale di San Gennaro dei poveri, ateo e comunista, che illustra magistralmente la storia di Felice Lasco e Oreste Spasiano, due inseparabili amici cresciuti nei vicoli del quartiere Sanità nell’eccentrica Napoli degli anni Sessanta.
Per quanto diversi e opposti, l’uno silenzioso e schivo l’altro spavaldo ed assertivo, i due protagonisti si attraggono fin dalle prima pagine. A bordo della Gilera di Felice, si dilettano in piccoli scippi di veicoli e in attività al limite della criminalità, come molte giovani generazioni nel rione.

A fare da sfondo, una Napoli e un quartiere in perenne attività; la Sanità è infatti protagonista, in quegli anni, della totale attività della produzione di guanti a livello nazionale, lavoro affidato a donne, uomini, bambini che anche d’estate, al fresco al riparo tra i palazzi, spostano le loro macchine da cucire per strada, tra rumori e vocii di sottofondo.
È il momento storico in cui insorgono gli scioperi, come quello noto del 1969 per i diritti dei lavoratori e lavoratrici ma anche gli anni in cui il benessere del boom economico dell’Italia in quelle zone, appare ancora come un miraggio lontano.

Sarà un incidente, un furto mal riuscito dai due protagonisti terminato con l’omicidio dell’usuraio Costagliola a mostrare con chiarezza le poche scelte future di Felice, che decide di scappare e raggiungere suo zio in Medio Oriente. Ci rimarrà per ben quarantacinque lunghi anni, lavorando come impiegato in una ditta edile, allietato dalla dolce presenza di Arlette.

La nostalgia assale Felice in Egitto, a seguito della notizia della salute cagionevole di sua madre che decide così di fare ritorno a Napoli.
Raggiunto il quartiere si abbandona ai dolci ricordi della sua gioventù, tra i palazzi e le catacombe di una Sanità diversa ma intrisa dalle stesse logiche di fondo.

Il racconto del medico si articola tra i vicoli del rione, dinanzi l’imponente basilica di Santa Maria della Sanità, la Chiesa del Monacone, guidata spiritualmente dal ribelle Don Luigi Rega.
È anche sua, l’influenza esercitata su Felice che sente di essere pronto ad incontrare Oreste, un malavitoso ormai sulla via del tramonto, per chiudere i conti con quella storia rimasta sospesa.
A mezz’aria, come le loro esistenze.

Il breve incontro, che chiude l’opera, renderà Felice un uomo libero, dalla personalità decisa, pronto a stabilirsi nel suo quartiere nativo in compagnia di Arlette.
Sarà così?
Come dice il cardiologo della sanità:
“La verità è sempre in fondo al bicchiere, e per conoscerla bisogna berlo tutto”
e in questo caso leggerlo.

 

Rea ci restituisce un’immagine nitida della Sanità dei nostri giorni, lacerata dagli stessi drammi degli anni Sessanta carenza di strutture, malavita, lavoro precario e assenza di istituzioni.

Ma Lasco puntualizza che è errato parlare di Sanità accostandola solo alla morte. C’è vita che pullula tra androni dei palazzi, tra gli archi, nei vicoli e nelle piazze, è il quartiere che ricomincia, nonostante i suoi disarmanti dolori.

“È commovente perchè testimonia quanto inteso sia l’attaccamento alla vita in questa comunità esposta poi di continuo al disagio, alla malattia e alla morte” 

 

 

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Martina
Martina Amalfitano
martyamalf@gmail.com
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